Docenti, Coach, esperti sicurezza e qualià, etc. - NOTA DI GIOVANNI GALVAN
Molto spesso, anche tramite Linkedin, vengo contattato da colleghi professionisti che si occupano di docenza, coaching e consulenza presso le imprese. Vogliono capire se è possibile utilizzare i Fondi Interprofessionali per sostenere il proprio lavoro, sia gestendo direttamente i contributi sia incentivando le imprese a dare loro un incarico prospettando l’accesso ai contributi dei Fondi stessi.
In linea generale l’idea non è troppo sbagliata, ma vanno premesse e ben conosciute molte cose importanti.
Lascio alla platea di professionisti che mi legge la decisione se provare o meno questo percorso, con la raccomandazione di procedere solo se ben consapevoli di rischi ed opportunità.
Per capire gli oggetti del presente testo rimando al Glossario.
I possibili rapporti tra l’azienda cliente del professionista ed i Fondi
Per poter dire che ha aderito da un Fondo una azienda deve aver indicato all’INPS di girare lo 0,30% del monte retribuzioni ad un Fondo Interprofessionale tramite la procedura paghe UNIEMENS gestita appunto a chi fa le paghe (consulente del lavoro, ufficio HR, amministrazione, etc.). Molte aziende non sanno di essere già aderenti da anni ed altre non lo sono proprio, ma un check su Cassetto Previdenziale INPS risolve il problema.
L’adesione può dare adito a due soluzioni di accesso ai contributi che il Fondo può mettere a disposizione:
Il Conto Formativo Aziendale (CFA), indicativamente adatto per imprese dai 250 dipendenti in su, dove il Fondo rimborsa all’impresa, a fronte dell’approvazione preventiva di un progetto, i costi della formazione da essa pagati fino alla concorrenza massima del versato al Fondo stesso, che trattiene solo una piccola percentuale per il proprio funzionamento. Si parla in media di circa 50 euro / anno a lavoratore (per 1000 lavoratori siamo a 50.000 euro / anno). In questo caso il professionista fa il suo lavoro direttamente su incarico dell’impresa, viene pagato e l’impresa si fa rimborsare dal Fondo, senza particolari ulteriori complessità.
La partecipazione agli Avvisi emessi dai Fondi, strumenti di erogazione di risorse adatti e spesso obbligatori per imprese medie, piccole e micro. Qui si tratta di partecipare presentando un piano in forma competitiva insieme a quelli di molte altre imprese, i tempi sono più lunghi, i risultati incerti e non sempre si può iniziare il corso prima dell’approvazione del Fondo. Nella maggior parte dei casi la partecipazione all’Avviso è subordinata all’utilizzo di un Ente di Formazione accreditato presso il Fondo (e/o ad una Regione). Questo Ente paga il professionista e presenta poi il rendiconto al Fondo, mentre normalmente l’impresa mette solamente i lavoratori da formare e non anticipa costi finanziari.
Che rapporto può creare il professionista con i Fondi
Come si vede, il professionista, nel primo caso può costruire un rapporto diretto di fornitura con l’azienda cliente, eventualmente supportandola ed informandola sull’opportunità del contributo con il CFA, in qualche caso anche proponendo altri professionisti o enti per il relativo supporto tecnico amministrativo.
Nel secondo caso il professionista deve trovare un Ente di Formazione con il quale concludere un accordo sul proprio ruolo e compenso.
Per evitare che gli Enti, normalmente affamati di risorse, lascino solo le “briciole” al professionista, raccomando, quando la scelta dell’azienda lo consenta (cioè non impone essa stessa un Ente), di fare preventivamente degli accordi quadro, chiari e ben definiti, sui compensi da percepire sui servizi di formazione, coaching e consulenza legata al training, specie in quei casi i cui sia il consulente a coinvolgere l’ente con una impresa che abbia “portato” proprio lui all’ente stesso.
In linea generale però sconsiglio i professionisti di fare ulteriori altri passi (es. aprire un Ente proprio etc.) perché sono attività di tipo nettamente imprenditoriale ed in questo caso i rischi di impresa possono essere rilevanti se non si conosce bene questo ambiente e le sue regole molto complesse.
Inoltre, la formazione finanziata è di per sé generalista (gli Enti di formazione normalmente coprono un’ampia gamma di fabbisogni formativi e raramente sono specialistici) e sarebbe difficile accreditarsi presso Regioni e Fondi solo per erogare un solo tipo di servizio (coaching, formazione su materie specifiche etc.)
Detto questo, se i colleghi ritengono di voler fare il “salto di qualità”, magari in società con altri professionisti, magari anche consulenti del lavoro o studi di consulenza, lo Studio Galvan è a disposizione come partner per chi volesse attivarsi in questo settore.